Il Terzo settore non può più essere raccontato come la rete di sicurezza del Paese: sarebbe riduttivo, quasi offensivo. Le organizzazioni della società civile oggi hanno un ruolo più grande, più coraggioso, più necessario: sono l’antidoto alla demofobia. Sono il luogo in cui la cooperazione torna a essere esperienza, relazione, responsabilità reciproca. Sono il punto in cui la società può ancora imparare a fidarsi. L'intervento del direttore di Aiccon.
L'anno che verrà chiama per nome una moltitudine. Non un settore, non una categoria, ma l’arcipelago vivo di persone, organizzazioni civili, cooperative, fondazioni, reti informali e professionisti che ogni giorno rammendano legami, proteggono fragilità, coltivano possibilità dove altri vedono solo costi. Questa moltitudine non è un capitolo di spesa: è l’infrastruttura democratica del Paese.
E oggi questo ruolo va detto con più forza, perché la democrazia stessa mostra crepe profonde. Il nuovo rapporto Censis lo certifica: il 30% degli italiani ritiene che le autocrazie siano più efficaci nell’interpretare lo spirito del tempo. Una società che fatica a riconoscersi, che perde fiducia, che scambia il disincanto per saggezza, oggi guarda con simpatia a scorciatoie autoritarie. E non è un caso se la spesa culturale delle famiglie crolla del 34,6% mentre quella digitale esplode: meno cultura condivisa, più solitudini iperconnesse. Sullo sfondo, il 72% non crede più nella politica, né nella partecipazione civica. È in questo vuoto che cresce la patologia del nostro tempo: la polarizzazione emotiva. Non un fenomeno marginale, ma un ecosistema tossico alimentato da contenuti progettati per dividere. Non stupisce che l’Oxford Dictionary abbia scelto come parola dell’anno rage bait: la rabbia come moneta di scambio dell’attenzione. La rabbia genera paura. E la paura, quando diventa sistema, isola.