Giovedì 28 maggio 2026
La curatela è questione di intensità
 
ALMARE incontra Struma+Iodine
Scritto da: ALMARE

Questa intervista fa parte di una serie di articoli nati dalla collaborazione tra ALMARE e cheFare nell'ambito del bando Next Generation You 2023 (NGY) promosso da Fondazione Compagnia di San Paolo. L’obiettivo di questa rubrica è condividere criteri, modelli e prassi necessari alla sostenibilità di programmazioni ambiziose in contesti complessi e precari, focalizzandosi sulla relazione tra pratiche curatoriali, sostenibilità e modelli organizzativi.

La serie è ideata e curata da ALMARE, organizzazione di base a Torino dedicata alle pratiche contemporanee che utilizzano il suono come mezzo espressivo. ALMARE opera tra musica, arti visive e ricerca e curatela, produce contenuti editoriali, e sviluppa progetti educativi.



Shilla Strelka è la fondatrice, cuore e mente di Struma+Iodine, direttrice artistica del festival Unsafe+Sounds. Struma+Iodine è nato a Vienna alla fine del 2012 come una serie di concerti organizzati con approccio rigorosamente DIY. Fin dai suoi esordi, Struma+Iodine si dedica a presentare le diverse sfaccettature della musica elettronica contemporanea, della club culture e dei suoni d'avanguardia; tra concerti dal vivo, DJ set e podcast negli ultimi quindici anni il progetto ha ospitato circa 400 artisti internazionali e locali.

Shilla Strelka continua a costruire connessioni tra discipline artistiche e scene musicali, dimostrando che la vera curatela non si ferma alla questione del gusto, ma crede nella capacità di creare nuove modalità d'esperienza. Struma+Iodine rappresenta un modello di come una piattaforma indipendente possa espandersi pur mantenendo la propria integrità etica e artistica, passando dal DIY alla professionalizzazione senza perdere l'anima.

Abbiamo inseguito Shilla attraverso i maggiori festival dell’Europa dell’Est. L'abbiamo incontrata a Cracovia, dove ci trovavamo entrambɜ per Unsound, poi ci siamo datɜ appuntamento a Bratislava, proprio nei giorni di NEXT (di cui abbiamo parlato con Slavo Krekovič) ma Shilla, complice il freddo inverno slovacco, era ammalata. La chiacchierata dal vivo è quindi diventata una call.


Foto di Talin Seigmann


"Struma+Iodine è nato alla fine del 2012. Ero in tour con dei musicisti e ho conosciuto altri artisti che mi chiedevano se ci fossero possibilità di esibirsi a Vienna. All'epoca non c'erano molte opzioni: pochi promoter indipendenti e club che organizzavano serate, ma senza grande regolarità. Quindi ho pensato: ok, forse potrei farlo da sola. Ho seguito un approccio completamente DIY [Do It Yourself, ndR]. Invitavo i musicisti a suonare e li facevo dormire a casa mia, cucinavo per loro e così via. Si trattava di non essere più solo una consumatrice passiva di musica, ma di diventare una parte attiva della scena. Lavoravo con vari club che si erano dimostrati aperti alle mie proposte, e organizzavo eventi anche in spazi alternativi, spazi artistici. Penso che uno dei problemi più grandi della musica sia che viene percepita principalmente come intrattenimento, quando è anche una forma d'arte. Credo sia importante contestualizzarla, metterla in relazione con altre discipline. Insomma ho iniziato in questi club e spazi alternativi, e poi mi sono lentamente professionalizzata nel corso degli anni".


Foto di Philippe Gerlach

Foto di Philippe Gerlach


Il punto di svolta è arrivato grazie all’incontro con Matthias Kranebitter, compositore e fondatore del festival Unsafe+Sounds, che Shilla e Matthias gestiscono ormai da 12 anni. “Quando l'ho conosciuto, ho imparato come funzionano davvero i finanziamenti pubblici. Prima di allora non ero molto consapevole, non volevo lavorare con i soldi delle aziende e neanche con i fondi per la cultura, perché temevo che potessero limitare la mia autonomia. Volevo essere il più libera possibile, senza scendere a compromessi. Ma quando ho iniziato a collaborare al festival, ho capito una cosa fondamentale: ho iniziato a riflettere sul mio lavoro, arrivando a capire che in fondo c’era un certo grado di auto-sfruttamento. Lavorare in modalità DIY, gratuitamente, significa che non ne ricavi nulla, e corri sempre dei rischi. Ho scritto la mia prima domanda di partecipazione ai finanziamenti nel 2015, se ben ricordo".

Il 2015 per Struma+Iodine è stato un anno decisivo. Oggi il progetto ha una struttura snella ma ben definita. "Io mi occupo della gestione, poi c'è una persona che si occupa delle finanze e un'altra che fa da presidente dell'organizzazione. Ma in pratica sono soprattutto io ad essere coinvolta attivamente. Poi ho delle persone che mi aiutano in alcuni progetti. Un altro passo fondamentale l'ho fatto durante il COVID, quando ho lanciato un sito web che fungesse anche da archivio per gli eventi. Penso che questo abbia fatto molto per la visibilità del progetto: c'è un indice degli artisti con cui ho lavorato che, come dire, è molto ben organizzato".

Per me la curatela riguarda l'intensità, non tanto il gusto. Si tratta di trovare un'estetica che offra qualcosa di nuovo e che modifichi la tua prospettiva in un modo che sia sorprendente o addirittura sovversivo

L'archivio spazia dalla performance alla techno al field recording al post-punk: è l’istantanea di una comunità internazionale profondamente connessa dalla sperimentazione sonora. È un archivio impressionante nella sua completezza, ed è stato determinante. "Beh, mi ha aiutato ad avere più struttura, più fiducia in me stessa. Mi ha fatto capire che quello che sto facendo è importante per la città, importante per la scena locale, ma anche parte della comunità internazionale. Ho anche iniziato a gestire il sito come una rivista, con interviste che danno più contesto al suono, e anche questa idea ha aperto a nuove opportunità".

Passando al lato della sostenibilità economica, uno dei punti fissi della nostra rubrica, ci chiediamo come le cose funzionino da lei: ogni città in fondo presenta le sue peculiarità, e Vienna non è da meno. "È più difficile ottenere soldi dallo Stato. Il problema principale di Vienna e dell'Austria è che la città e il Paese sono famosi soprattutto per la loro tradizione di musica classica. La musica classica si prende la maggior parte dei soldi: opera, orchestre sinfoniche, eccetera. Solo da circa dieci anni esiste un ente di finanziamento per la scena indipendente, prima non c'era una vera possibilità di fare domanda. È una cosa relativamente nuova, e servirebbe un budget molto più consistente per costruire strutture davvero sostenibili. Io vengo dal mondo del DIY, un contesto politicizzato, quindi mi sento diffidente nei confronti della collaborazione con banche o sponsor privati. Se pensi a casi come quelli dei festival Sonar o Boiler Room [entrambi oggetto di boicottaggi per le loro partnership con imprese israeliane legate all'occupazione e al genocidio del popolo palestinese, NdA], è molto evidente che bisogna stare attenti a questi aspetti: lavorare con i soldi delle aziende è problematico, quando entrano in gioco credibilità e questioni etiche".


Shilla Streika – foto di David Visnjic


A differenza di altri paesi, in Austria i finanziamenti pubblici permettono di pagare gli stipendi, ma il sistema presenta comunque delle contraddizioni. "A Vienna è il contrario. Qualche anno fa hanno lanciato una campagna sul fair pay, un'idea bellissima sulla carta, ma nella pratica non c'è budget sufficiente. Alla fine paghi bene gli artisti – cosa che personalmente do per scontata e faccio sempre – ma lato produzione non riusciamo a retribuire adeguatamente né me né il team. La Città, così come lo Stato, afferma di voler sostenere strutture più professionali, promuovendo attivamente questo obiettivo nei propri programmi, ma al tempo stesso non mette a disposizione le risorse necessarie per farlo. È una situazione paradossale e tragica: hai l'obbligo di pagare equamente colleghi e artisti, quindi giustamente inizi dagli artisti, poi viene il team”. E chi organizza arriva per ultimo.

“È un problema serio. Devo fare tanti lavori contemporaneamente, non è sempre facile". Oltre ai grant distrettuali che ammontano a circa 500-2000 euro, in Germania e Austria ci sono gli equivalenti (a grandi linee) della SIAE, l’AKM e l’SK, realtà che raccolgono i diritti d'autore dei compositori e li redistribuiscono.

Appurato che tenere in piedi tutta la struttura non è una passeggiata, né qualcosa che si improvvisa dall’oggi al domani, qual è la filosofia curatoriale che porta Struma+Iodine a perseverare? "La cosa speciale di Struma è che non conosce alcun tipo di confine per quanto riguarda l'estetica. Per me la curatela riguarda l'intensità, non tanto il gusto. Si tratta di trovare un'estetica che offra qualcosa di nuovo e che modifichi la tua prospettiva in un modo che sia sorprendente o addirittura sovversivo. Esiste una convenzione percettiva: la percezione si forma con l'educazione e il contesto sociale in cui sei inserito. Penso che la musica offra un modo per presentare nuovi modi di percepire la realtà. A questo proposito, tutte le estetiche, indipendentemente da quale forma assumano, possono essere davvero interessanti e artisticamente significative. Ecco perché le mie serate spesso permettono l’incrociarsi di diverse scene: programmo concerti noise con DJ techno, performance art con progetti sperimentali, ambient. Penso che questa sia una formula che rende Struma speciale, ma che lo rende anche più difficile da comunicare al pubblico. Il fatto che esistano festival come CTM, Rewire e Sonic Acts aiuta molto a far emergere questo approccio, perché condividono la stessa visione".


Foto di Clara Wildberger

Foto di Clara Wildberger


Quando ha a disposizione strutture più grandi, l'approccio di S+I si adatta alle possibilità. "Mi adeguo a quello che è fattibile. Sono stata invitata diverse volte con Struma a esibirmi in occasione di grandi festival a Vienna, come il Wiener Festwochen, che è il più importante festival culturale austriaco, o il Popfest, un festival enorme e gratuito. Se ho queste strutture a disposizione, posso muovermi più liberamente nella curatela e organizzare concerti che sarebbero più difficili da realizzare da sola. Il festival [Unsafe+Sounds, NdA] in questo senso è una piattaforma dove posso realizzare progetti più difficili da portare a termine con budget e spazi ridotti. Se ho l'impulso o il desiderio di curare un progetto che non è facile, preferisco farlo con il festival".

L’Austria ha una lunga tradizione di musica elettronica sperimentale, con cui Shilla è spesso entrata in dialogo diretto. Ad esempio, viene naturale pensare ad Editions Mego, etichetta indipendente specializzata in musica elettronica sperimentale alla quale si deve in gran parte l’esplosione della cosiddetta “laptop music” ed estetica glitch dei primi anni 2000. Tra i suoi artisti: Pita, cioè il fondatore Peter Rehberg, Hecker, Fennesz, Merzbow, Jim O'Rourke, Stephen O’Malley, KMRU. "Negli anni Novanta e primi Duemila, in effetti, a Vienna c'era una scena molto vivace, poi è declinata, e forse sta tornando solo di recente. Sì, ho lavorato con Peter [Rehberg, NdA] e Mego per diversi anni, Peter era una figura internazionale, non particolarmente legata alla scena locale – la sua Mego family era globale. phonoTAKTIK è stato un festival fondamentale, passavano tutti i grandi nomi dell'elettronica".

Fedele al suo lignaggio e a chi l’ha preceduta, per Shilla Strelka il discorso sull'estetica si lega inevitabilmente a quello politico. "Harald Szeemann, il famoso curatore, parlava di Quando gli atteggiamenti diventano forma. È una citazione a cui tengo particolarmente. La musica, in quanto autentica, è sempre espressione dell'atteggiamento dell'artista che c'è dietro. Ed è anche politica nel modo in cui viene percepita: ogni forma d'arte opera con la percezione e può rompere con certe strutture egemoniche".


Foto di copertina di Clara Wildberger

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