Lunedì 21 ottobre 2019
Nuove fratture nella contemporaneità: perché la crisi è ambientale, fiscale e migratoria
Scritto da:
Giovanni Carrosio
La maggior parte degli osservatori ha guardato alla lunga crisi iniziata nel 2008 concentrandosi sulla sua matrice economico-finanziaria. Allo stesso tempo, le analisi e le proposte per uscire dalla crisi hanno coinvolto per lo più i centri dello sviluppo. Ma per capire ciò che sta avvenendo, sostiene Giovanni Carrosio, è necessario guardare alla crisi come a un intreccio di tre fenomeni, distinti ma interdipendenti: la crisi ambientale, la crisi fiscale dello Stato e la crisi migratoria. Pubblichiamo un estratto dal suo libro, I margini al centro (Donzelli).
L’intensificarsi delle relazioni di interdipendenza tra crisi ambientale, crisi fiscale dello Stato e questione migratoria induce a individuare le nuove fratture attorno alle quali si esprime la domanda di protezione sociale emergente nelle società occidentali, e in particolare nei territori ai margini.
Uno degli elementi che accomuna le tre questioni che abbiamo messo al centro del nostro modello interpretativo è il carattere globale. L’ambiente, le migrazioni, la nuova crisi fiscale dello Stato fanno vacillare il principio di sovranità nazionale, scardinano i confini politici e amministrativi, e di conseguenza la capacità dei cittadini di incidere, attraverso i meccanismi delle democrazie rappresentative, sulle decisioni di istituzioni che si collocano su una scala non adeguata rispetto a problemi così complessi e interdipendenti.
La crisi ambientale pone al centro il tema delle azioni di contrasto e di mitigazione del cambiamento climatico, che per avere successo devono essere sovranazionali e applicate in modo stringente da tutti gli Stati; le migrazioni impongono l’apertura di un dibattito su cittadinanza e diritto di permanenza e di suolo, la loro natura globale e transconfinaria richiede l’attivazione di organismi sovranazionali perché possano essere governate; l’insostenibilità dei sistemi di welfare, che non è più determinata soltanto da fattori interni agli Stati nazionali, pone di fronte a bivi di natura intergenerazionale e ripropone il tema dei diritti sociali, se essi debbano essere garantiti a tutti oppure soltanto a coloro che dal punto di vista giuridico godono della cittadinanza.
Le tre questioni necessiterebbero di livelli di governo sovraordinati a quello nazionale, con potere di coercizione rispetto all’azione dei singoli Stati.
Già ora, in assenza di potere coercitivo per l’applicazione degli accordi internazionali, è diffusa la preoccupazione che la sovranità nazionale sia minacciata. La natura globale dei nuovi problemi produce un’accelerazione dello scongelamento di alcune delle fratture sociali otto-novecentesche, in particolare quella tra capitale-lavoro e Stato-Chiesa, che hanno determinato la formazione delle offerte politiche più rilevanti durante tutto il Novecento.
Sembrano riprendere fiato invece le fratture urbano-rurale e centro-periferia, alimentate dalla crisi dello Stato nazionale e trasformate dalle tensioni attorno a tre tipi di concorrenza (Kriesi e altri 2006):
Immagine di copertina da Unsplash: ph. Andrew Buchanan
L’intensificarsi delle relazioni di interdipendenza tra crisi ambientale, crisi fiscale dello Stato e questione migratoria induce a individuare le nuove fratture attorno alle quali si esprime la domanda di protezione sociale emergente nelle società occidentali, e in particolare nei territori ai margini.
Uno degli elementi che accomuna le tre questioni che abbiamo messo al centro del nostro modello interpretativo è il carattere globale. L’ambiente, le migrazioni, la nuova crisi fiscale dello Stato fanno vacillare il principio di sovranità nazionale, scardinano i confini politici e amministrativi, e di conseguenza la capacità dei cittadini di incidere, attraverso i meccanismi delle democrazie rappresentative, sulle decisioni di istituzioni che si collocano su una scala non adeguata rispetto a problemi così complessi e interdipendenti.
La crisi ambientale pone al centro il tema delle azioni di contrasto e di mitigazione del cambiamento climatico, che per avere successo devono essere sovranazionali e applicate in modo stringente da tutti gli Stati; le migrazioni impongono l’apertura di un dibattito su cittadinanza e diritto di permanenza e di suolo, la loro natura globale e transconfinaria richiede l’attivazione di organismi sovranazionali perché possano essere governate; l’insostenibilità dei sistemi di welfare, che non è più determinata soltanto da fattori interni agli Stati nazionali, pone di fronte a bivi di natura intergenerazionale e ripropone il tema dei diritti sociali, se essi debbano essere garantiti a tutti oppure soltanto a coloro che dal punto di vista giuridico godono della cittadinanza.
Le tre questioni necessiterebbero di livelli di governo sovraordinati a quello nazionale, con potere di coercizione rispetto all’azione dei singoli Stati.
Già ora, in assenza di potere coercitivo per l’applicazione degli accordi internazionali, è diffusa la preoccupazione che la sovranità nazionale sia minacciata. La natura globale dei nuovi problemi produce un’accelerazione dello scongelamento di alcune delle fratture sociali otto-novecentesche, in particolare quella tra capitale-lavoro e Stato-Chiesa, che hanno determinato la formazione delle offerte politiche più rilevanti durante tutto il Novecento.
Sembrano riprendere fiato invece le fratture urbano-rurale e centro-periferia, alimentate dalla crisi dello Stato nazionale e trasformate dalle tensioni attorno a tre tipi di concorrenza (Kriesi e altri 2006):
- la concorrenza economica, legata alla globalizzazione del mercato del lavoro e alla crescita delle imprese globali a rete;
- la concorrenza culturale, associata in particolare all’immigrazione di persone extraeuropee;
- la concorrenza politica, tra Stati nazionali e attori politici sovranazionali.
Immagine di copertina da Unsplash: ph. Andrew Buchanan
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