Il volume Parole di partecipazione attiva, pubblicato da Fondazione Compagnia di San Paolo e cheFare, sottrae il tema alla retorica dell’abbellimento democratico e alla riduzione a tecnica o metodo per restituirne il ruolo politico, situato, complesso. Visto con gli occhi di chi lavora negli spazi socioculturali, è la conferma che la partecipazione non è un evento ma un’infrastruttura e richiede tempo, luoghi e contesti relazionali stabili. La riflessione del direttore della Rete delle Case del Quartiere di Torino.
La Fondazione Compagnia di San Paolo e cheFare hanno recentemente pubblicato Parole di partecipazione attiva, un documento che restituisce l’esito di un lungo percorso di riflessione condivisa con oltre 70 organizzazioni, amministrazioni, università e centri di ricerca attivi in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
Coordinato scientificamente da Bertram Niessen, il lavoro individua 12 lemmi chiave della partecipazione attiva – dalle alleanze al conflitto, dal potere ai tempi, dalla co-responsabilità alla sostenibilità economica – e li attraversa con contributi di studiose e studiosi, operatrici e operatori culturali, policy maker. È un testo che vale la pena leggere perché prova a sottrarre la partecipazione sia alla retorica dell’abbellimento democratico sia alla riduzione a tecnica o metodo, per restituirla come pratica complessa, situata, conflittuale, politica. Un pensiero che non offre ricette, che non semplifica, che tiene insieme le ambivalenze. Come operatori della Rete delle Case del Quartiere di Torino, abbiamo ritrovato in queste pagine molte delle domande che attraversano il nostro lavoro quotidiano.