In collaborazione con Officina della Produzione, un’associazione under 35 di Milano che opera nel quartiere Giambellino con cui abbiamo condiviso parte del progetto 100 IDEE, pubblichiamo un estratto dal libro Quando potevamo ancora essere tutto, curato da Nicoletta Bortolotti e dal Gruppo Giovani CDE Creta, edito da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Il libro raccoglie le storie personali dei giovani che hanno attraversato per dieci anni l’esperienza del centro di aggregazione CDE Creta della cooperativa Azione Solidale, restituendo i tratti di un percorso educativo collettivo.
Dal testo, Officina della Produzione ha selezionato passaggio che mette in relazione due traiettorie biografiche differenti: Andrea, cresciuto in una famiglia benestante, con ampie possibilità materiali ma poche esperienze autonome significative, e Asmaa, ragazza di origine marocchina, intraprendente, nata e cresciuta nelle case popolari, impegnata nella ricerca di un’identità tra più contesti culturali. Due storie che abitano lo stesso quartiere e raccontano modi diversi di attraversare l’adolescenza.
Ma quella sera. Ci eravamo tuffati in acqua al buio. Ogni stella che, come la brace della mia sigaretta, ci ustionava era un difetto e un pregio di ognuno di noi. Ci cercavamo, ci leggevamo negli occhi degli altri, ognuno luminoso e oscuro, ognuno impastato di roccia stellare.
Meno male che dalle barche sono scese altre persone, anche loro facevano la nottata lì, e avevano preparato una spaghettata... Ci hanno invitati a mangiare, lì sulla spiaggia, perché stavamo impazzendo dalla fame.
Qualcuno mi stava parlando.
Ero disposta ad ascoltarlo? A non partire in quinta? Ero disposta a tirare un po’ il freno a mano? (Ride al ricordo.)
La sigaretta consumata fino alle dita, mi ero persa nei miei pensieri e mi chiedevo chi sarei stata senza di loro.
Una bella scappata di casa? Ero molto tosta io, sai... Una che partiva subito a insultare con le mani? Mi bastava pochissimo per prendermela tantissimo. Una permalosa che magari non avrebbe neanche finito la scuola? Ero decisa a non andare più. Una che si faceva sfruttare? Avrei finito con il fare la cameriera a vita. Una che le difficoltà insormontabili se le stringeva intorno al collo? Mi sarei trascurata. Una che se non riusciva ad allacciarsi una scarpa era una catastrofe? Se non risolvevo i problemi a trecentosessanta gradi, esattamente come volevo io, era una catastrofe.
Non sarei stata Be-Positive.
Permalosa lo sono un pochino anche adesso, ma meno.
Qualcuno mi stava parlando e poi si è seduto vicino a me.
Andrea: Ehi, Asmaa, mi senti?
Io, Asmaa: Sì, scusa, ero sovrappensiero.
Andrea: Be’, adesso almeno mi parli.
Asmaa, ridendo: Sai che non parlo con i figli di papà, ma per te potrei fare un’eccezione...
Andrea, gettandomi per scherzo un pizzico di sabbia addosso: Ehi, scappata di casa... Non t’allargare.
All’inizio io e lui non ci parlavamo. Cioè, io lo vedevo, lui mi vedeva, e mi dicevo, non c’entro niente con lui. Venivamo da due differenze. Storie che non combaciavano. Che non baciavano.
La sigaretta quasi terminata.
Andrea: Ma si può sapere a cosa pensi?
Asmaa: Cose.
Andrea: Eddai.
Asmaa: Cose che prima non concepivo. Come fumarmi questa sigaretta e non sapere dove buttarla.
Faccio il gesto scherzoso di spingergliela contro per allontanarlo.
Cose che lui non capirebbe. O forse sì? Chissà...
Asmaa: Cose di prima.
Andrea: Tipo?
Asmaa: Che giù sono l’italiana, qui la marocchina. C’è stato un periodo in cui era una lotta continua per capire dove posizionarmi...
Andrea, sorridendo: Quando eri venuta qui, eri più alla musulmana. Certe cose non le concepivi...
Non capivo mai questa doppia identità, era un perenne lottare contro me stessa, ma come poteva Andrea capire tutto questo? Non sentirmi in colpa, avere il coraggio di fare quello che volevo. Eppure quando ero piccola... mi sembrava di tradire i miei genitori e la mia cultura, e sì, mi sentivo un fallimento. Quando sei piccola vai in confusione, sai. Ti fai un sacco di dubbi su di te. Dubbi stupidi, ma a quell’età paiono enormi, giganteschi. Come se ti crollasse il mondo attorno.
Spesso e volentieri mi fermavo al CDE a chiacchierare con Luca di questa cosa. Chi sei, cosa fai. È stato lui a farmi capire che non è il mio modo di vivermi qualcosa che cambia me come persona. Quello che valgo...
Andrea: Anch’io non concepivo certe cose.
Asmaa: Tipo?
Andrea, ridendo: Come ho fatto a diventare amico di una scappata di casa.
Gli do una spintarella per scherzo.
Andrea, guardando nel mare per il pudore di spartire una profondità: No, sul serio, forse ho capito cosa intendi... Stavi dentro due mondi totalmente diversi ma simili. Un po’ come me e te.
Sorride.
Asmaa: Ci sei stato in Marocco?
Andrea: No.
Asmaa: Il Sud Italia e il Marocco si somigliano. Tipo i cattolici e i musulmani...
Andrea: Che però sono sempre lì a farsi la guerra...
Asmaa: Ci si guarda con diffidenza. I musulmani sono considerati rigidi e i cristiani troppo libertini... Non si valorizzano le cose in comune. Con il tempo sono andate un po’ perse.
Andrea: Mi raccontava un mio amico che in certi posti del Sud si coprono il capo per andare in chiesa. Le spalle le gambe...
Asmaa: Sì... E devi arrivare vergine al matrimonio. E non far del male al tuo corpo con i tatuaggi...
Andrea, sogghignando: Sì, vai a dirlo alle cerbere.
Asmaa: Ma quello è un tatuaggio magico! Sai che forse ci verrà anche mia mamma?
Andrea: Dove?
Asmaa: Al CDE. Ma non ci credo.
Andrea: Nemmeno io.
Asmaa: Conoscendoti sei quasi una bella persona...
Andrea: Non ci credo.
Asmaa: Nemmeno io.
Abbiamo riso entrambi e cercato la distanza verso il mare che sdrammatizzava più di Josué.
I sassi davanti a noi rilucevano bianchi nella notte. Ne ho preso uno in mano, ancora caldo di sole e tondo tondo come un popcorn.
È stato come riprendermi ciò che era mio.