Negli ultimi trent’anni, l’attenzione verso la crisi ecologica ha conosciuto una straordinaria espansione all’interno delle scienze umane e dei saperi accademici, spaziando dalla sociologia alla storia, dal diritto alla filosofia. Questo interesse crescente non è casuale: si radica infatti nell’emergere della crisi climatica come problema politico e di governo, che ha reso evidente e tangibile l’intreccio profondo tra questioni ambientali e dinamiche sociali. Tuttavia, questa presa di coscienza non si è limitata a svelare connessioni preesistenti – si pensi al grande ciclo di lotte contro la nocività, specialmente nel Lungo Sessantotto italiano, o ancora al potenziale ecologista dei processi di decolonizzazione – ma ha anche trasformato il ruolo di questa co-appartenenza nel contesto delle strategie di valorizzazione capitalistica.
L’ecologia politica si è distinta come campo d’indagine privilegiato per analizzare i rapporti di potere che strutturano le criticità ambientali e le mettono in forma da un punto di vista socio-economico. Recentemente, tale spazio di confronto è stato attraversata da un intenso dibattito che ha osservato due tendenze contrapposte: da un lato, l’assimilazione “dall’alto” del danno bio-sferico, riconfigurato come inedita opportunità di mercato – nel tentativo, evidente per esempio nell’ambito della governance climatica, di trasformare una crisi del capitale in una crisi per il capitale. Dall’altro lato, si è registrata una significativa moltiplicazione, “dal basso”, di movimenti sociali e sindacali che – rivendicando giustizia sociale ed ecologica – tentano con alterne fortune di costruire alleanze politiche ai più disparati livelli, da quello municipale a quello transnazionale. Tradizioni critiche come il pensiero decoloniale e l’ecofemminismo hanno ulteriormente rafforzato questa seconda tendenza, che conseguentemente insiste sulla necessità di nuovi approcci epistemici e ontologici per (ri)pensare le relazioni tra società e ambiente.
È in questo quadro che si colloca la riflessione proposta in questo volume da Paul Guillibert, brillante filosofo della Sorbona, punto di riferimento dell’eco-marxismo a Parigi e già autore di un’importante monografia su temi affini a quelli di cui stiamo discutendo. Il nucleo del discorso verte sul problema dell’emancipazione, pensata a partire dalla questione del lavoro: un tema classico della critica marxista, qui però riletto alla luce delle pratiche di dominio socio-ecologico che condizionano l’attività produttiva e intensificano lo sfruttamento della forza-lavoro.
In questo scenario, ci preme sottolineare, l’ecologia politica non si limita a elaborare una critica delle politiche ambientali ripiegate sugli strumenti di mercato. Piuttosto, essa si configura come vera e propria critica ecologica dell’economia politica. Il suo scopo, infatti, è comprendere lo sviluppo dei regimi socio-tecnici di sfruttamento e l’articolazione della composizione di classe in relazione al degrado ambientale. Inoltre, essa ambisce a individuare nel rapporto tra produzione e riproduzione la leva storica di una trasformazione radicale.