Mercoledì 18 novembre 2020
Vivere con gli algoritmi
Scritto da:
cheFare
Fonte:
Valigia Blu
Dal web
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In un grigio pomeriggio di agosto, a Londra, gli studenti erano furiosi. Si erano riversati a centinaia in piazza del Parlamento, in protesta, mostrando nei loro cartelli e slogan di schierarsi allo stesso tempo dalla parte di un inusuale alleato, i loro professori, e contro un altrettanto inusuale bersaglio, un algoritmo.
A causa della pandemia di COVID-19, le scuole erano state chiuse già in marzo, in Gran Bretagna. Consci della diffusione del virus in rapida espansione in tutta Europa durante l’estate del 2020, gli studenti ben sapevano che i loro esami di fine anno sarebbero stati cancellati, e la loro valutazione sarebbe di conseguenza — a qualche modo — mutata. Ciò che non avrebbero potuto immaginare, tuttavia, è che migliaia di loro avrebbero finito per ricavarne voti inferiori a quelli attesi.
Gli studenti riuniti in protesta sapevano a chi dare la colpa, come reso evidente dai loro slogan e canti: il sistema di decision-making automatico (“automated decision-making”, d’ora in avanti “ADM”) adottato dall’Ofqal (Office of Qualifications and Examinations Regulation, l’autorità competente a verificare la correttezza di esami e voti). L’autorità intendeva produrre una migliore valutazione, basata su dati, sia per le valutazioni degli esami per ottenere il GCSE (General Certificate of Secondary Education) che per quelle degli esami “A level” (o General Certificate of Education Advanced Level), in modo che “la distribuzione dei voti segua un andamento simile a quello degli altri anni, così che gli studenti dell’anno in corso non debbano patire uno svantaggio sistemico a seguito delle circostanze presentatesi quest’anno”.
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