Pubblichiamo un estratto dal volume Endless Residency. Un osservatorio sulla mobilità artistica di Caterina Angelucci e Giulio Verago (© 2023 Postmedia Srl – book design: Alessandra Mancini). Ringraziamo l'autore per la disponibilità.

“Cos'è una scuola? Una scuola è forse un luogo, un'istituzione, un insieme di infrastrutture, una situazione, una circostanza, un atteggiamento o una costellazione di relazioni nel trasferimento di conoscenze, esperienze e intuizioni acquisite, inventate e accumulate da una generazione all'altra? Forse una scuola, o l'idea di una scuola come condizione di apprendimento, di apertura al discorso e alla scoperta, può anche essere vista come qualcosa che potremmo portare con noi ovunque andiamo, qualunque cosa facciamo”.
A prescindere dal formato ogni residenza è un ambiente di apprendimento non gerarchico, capace di offrire ai partecipanti stimoli di portata trasformativa attraverso la qualità delle connessioni che vengono facilitate. L’esperienza delle residenze è una strategia riconosciuta per uscire dalla comfort zone del lavoro quotidiano nel proprio studio. Si crea così un campo di forze che piega lo spazio e il tempo attraverso la diplomazia dell’ospitalità e l’interazione con il contesto ospitante.
Non c’è residenza senza un’idea di comunità e di impegno reciproco nel tempo e nello spazio.
I programmi di mobilità sono stati definiti come modelli fluttuanti dal momento che le loro strategie sono state costantemente reinventate, soprattutto negli ultimi vent’anni. Ogni esperienza contribuisce al dibattito sulla produzione culturale e promuove la crescita degli attori coinvolti attraverso la condivisione della conoscenza. Ai formati più tradizionali che privilegiano l’armonia nell’isolamento si affiancano oggi formati ibridi e innovativi che testano scenari di alleanza interdisciplinare sganciati dalle logiche di mercato.
Mobilità e residenza sono concetti opposti di difficile definizione, sospesi tra viaggio e radicamento, affrancamento e appartenenza, vita attiva e vita contemplativa, scenari globali e dinamiche locali.
Una chiave per interpretare il senso della residenza artistica oggi sembra il modello del Bauhaus - non a caso al centro della narrazione politica di una recente iniziativa dell’Unione Europea o quello dell’Universitas Studiorum medievale, cantieri di cultura cosmopolita arricchiti dalla contaminazione tra saperi diversi.
Jean-Baptiste Joly, fondatore e direttore artistico della prestigiosa Akademie Schloss Solitude dal 1989 al 2018, definisce la residenza un “tempo senza qualità che appartiene interamente agli ospiti e non all’istituzione, un tempo per sviluppare e implementare le idee senza pressioni esterne, un fattore di grande importanza dal momento che piccoli miracoli possono accadere in questi momenti di libertà”.
Le residenze sono oggi centri di accelerazione di processi e progetti, laboratori permanenti di antropologia applicata dove il processo è rilevante tanto quanto il risultato finale. Da un punto di vista operativo ogni residenza è transitata nel tempo da individualità sempre diverse che si avvicendano. Al loro interno si ri-creano ciclicamente piccole comunità impermanenti, le cui dinamiche di scambio sono oggetto di crescente attenzione da parte delle scienze sociali.
La ricaduta più immediata della mobilità artistica è l’impatto reputazionale nella carriera degli attori coinvolti. Tracciare un bilancio sociale di queste esperienze è però più complesso anche perché si tratta di processi attivati da realtà diverse sia interne che esterne al mondo delle arti visive: crescente il coinvolgimento di stakeholder quali aziende, municipalità, università e poli di ricerca scientifica, non senza conflitti di interesse.
Alcuni formati di residenza -quelle intese prima come esperienze che come luoghi- permettono all’artista di abitare il contesto e intrattenere un rapporto immersivo con le tracce della storia e con il genius loci. Una diversa qualità del tempo permette l'interazione con la comunità ospitante, la divulgazione della ricerca e quindi l’adozione simbolica dell’opera eventualmente realizzata.
Con nuovi strumenti per la messa in rete delle informazioni gli artisti visivi esplorano lo spazio fisico come quello virtuale, si interrogano sul loro ruolo nella società e sui legami tra ricerca artistica e attivismo politico. Le residenze possono funzionare come rifugio da persecuzioni, discriminazioni e dalle logiche di sfruttamento del capitalismo della sorveglianza. Per affrontare il problema del burn out creativo è necessario pensare a nuovi formati di restituzione compatibili con il bilanciamento tra il tempo del lavoro e il tempo della vita e delle dinamiche familiari.
Tra i temi che la ricerca Endless Residency ha intercettato c’è quello delle residenze di artisti presso istituzioni culturali come musei e archivi. Queste istituzioni traggono beneficio dalle competenze trasversali che caratterizzano la migliore ricerca artistica emergente, nel rispetto del ruolo dell’artista come professionista. Nonostante recenti iniziative promosse per invertire la rotta, sembra ancora lunga la strada per allineare il sentiment delle istituzioni italiane alle buone pratiche internazionali del Nord Europa e degli Stati Uniti d’America. Il divario che ancora separa il panorama italiano si riflette nel coinvolgimento diretto di artisti visivi nella missione culturale del museo e la loro rappresentanza rispetto alla macchina organizzativa delle istituzioni più rilevanti. In questi casi il formato della residenza può tradursi nella produzione o esposizione di nuove opere create attraverso lo studio delle collezioni, inviti a ricerche tra i materiali storici per rileggere e decostruire le narrazioni dominanti, progetti di audience engagement e mediazione con i pubblici, laboratori condotti da artisti per i dipartimenti educazione e per i dipendenti, apparati di divulgazione, contributi originali a campagne di comunicazione e fundraising. Tra i progetti più significativi ricordiamo a Bologna le residenze artistiche Nuovo Forno del Pane e le esperienze di Residenza Sandra Natali e Villa delle Rose grazie a MAMbo. Esperienze importanti nel passato sono state a Torino le residenze curatoriali presso il Centro di Ricerca al Castello di Rivoli, a Roma le residenze per artisti presso MACRO e l’esperienza di Palazzo Riso a Palermo. Fuori dal perimetro del contemporaneo è degno di nota il percorso di rilettura delle collezioni voluto dal direttore Andrea Viliani al Museo delle Civiltà a Roma, la recente iniziativa di Pompeii Commitment presso l’omonimo Parco archeologico e i programmi di In-Ruins presso i Musei delle aree archeologiche. ER ha elaborato un questionario destinato alle istituzioni culturali che hanno ospitato artisti in residenza. Sono state raccolte le risposte di alcune tra le principali istituzioni italiane, un mosaico di pratiche dalle cui esperienze possono scaturire molte riflessioni utili. AMACI associazione dei musei d’arte contemporanea italiani ha recentemente pubblicato linee guida che auspicano l’integrazione di percorsi di residenza e di soggiorni per la produzione di nuove opere, un passo importante nella speranza che questa attenzione si estenda anche alla rete dei musei storici, anche su scala locale.
Le residenze sono una forma di intelligenza collettiva, che coabita uno spazio interstiziale ancora poco rappresentato al grande pubblico e in Italia ancora in attesa di un pieno riconoscimento istituzionale. L'onda d'urto della recente pandemia e dei disordini politici innescati dal ritorno della guerra in Europa sta ridisegnando la geografia della produzione culturale, accelerando l’implementazione di strumenti digitali anche in risposta ai cambiamenti nella diplomazia culturale. Di fronte a queste sfide sembra sempre più importante adottare una strategia integrata che tuteli la pluralità dei formati della residenza come opzione di supporto alla creazione, non meno importante rispetto ai formati espositivi tradizionali.
Immagine di copertina tratta dal volume, Endless Residency di Delphine Valli, The Impossible Present, Italian Council, To Lalla Takerkoust, Marrakech, 2022 (1) (4).jpg