Lunedì 14 settembre 2020
Dove vanno a finire i fondi del nuovo piano per i grandi progetti culturali
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Wired.
Può una strategia nazionale escludere una parte del paese, ossia il Sud e le isole? Il 10 agosto il ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact) Dario Franceschini ha annunciato undici investimenti annuali che vanno sotto il nome di Piano strategico grandi progetti beni culturali. Di circa 103 milioni stanziati, cento vanno al Centro e al Nord Italia e appena tre milioni vanno al Sud, ad un unico sito, ossia il Parco e il museo archeologico di Sibari. Questo perché, come si legge nel sito dedicato (ma non nel comunicato stampa), al Sud spettano già gli interventi previsti dai Programmi della politica di coesione. Che però, a ben guardare, non sono interamente destinati al Meridione: lo sono per l’80%.
Eppure, presentando un suo libro in Sicilia dieci anni fa, Franceschini disse che “il Mezzogiorno d’Italia potrebbe diventare la California d’Europa, il problema è di scelte politiche”. Il Piano strategico in questione è per l’appunto una scelta politica, che ha ricevuto anche il parere favorevole della conferenza unificata Stato-Regioni dopo essere passata per il Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici. Il suo obiettivo è valorizzare beni e siti che richiedano progetti organici di tutela, riqualificazione, valorizzazione e promozione culturale, anche al fine di incrementarne l’offerta e la domanda di fruizione. Progetti di cui il Sud ha estremo bisogno, come dimostrano diverse ricerche (Semrush, Marketing01, Bem Research) che restituiscono tutte una semplice equazione: meno un luogo è conosciuto, meno sarà attrattivo e meno sarà visitato. Anche per questo motivo il Sud finisce per essere scelto solo dal 15% del totale dei turisti stranieri che soggiornano in Italia.
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