"Le parole non sono mai neutre: escludono, accolgono, ignorano, valorizzano" si legge nella nuova Guida all'uso del linguaggio esteso della Scuola Normale Superiore, diffusa online allo scopo di fornire a studenti, ricercatrici, ricercatori, docenti e personale amministrativo uno strumento pratico per promuovere un ambiente equo, accogliente e rispettoso delle diversità.
Articolata in diverse sezioni, partendo dalla dimensione dell'identità di genere alla condizione socioeconomica, passando per orientamento sessuale e neurodiversità, la guida fornisce indicazioni su come usare in maniera consapevole la comunicazione sia verbale che visiva. "Non si tratta di prescrivere norme rigide, ma di fornire strumenti che aiutino a improntare le relazioni all’insegna dell’equità e dell’apertura" si legge nell'introduzione.
E se quasi tutte le università italiane si sono dotate di linee guida e vademecum per l’utilizzo di un linguaggio che rifletta le differenze di genere, gli strumenti che prendono in esame l'uso di un linguaggio aperto e non discriminatorio in senso più ampio sono meno diffusi.
Come ci ricorda il femminismo contemporaneo, le discriminazioni si articolano però su più livelli. Sono, cioè, intersezionali, e dal genere arrivano a toccare dimensioni come la disabilità, l'etnia, l'orientamento sessuale, la condizione socioeconomica, le credenze religiose e culturali, le neurodivergenze.