Questa intervista fa parte di una serie di articoli nati dalla collaborazione tra ALMARE e cheFare nell'ambito del bando Next Generation You 2023 (NGY) promosso da Fondazione Compagnia di San Paolo. L’obiettivo di questa rubrica è condividere criteri, modelli e prassi necessari alla sostenibilità di programmazioni ambiziose in contesti complessi e precari, focalizzandosi sulla relazione tra pratiche curatoriali, sostenibilità e modelli organizzativi.
La serie è ideata e curata da ALMARE, organizzazione di base a Torino dedicata alle pratiche contemporanee che utilizzano il suono come mezzo espressivo. ALMARE opera tra musica, arti visive e ricerca e curatela, produce contenuti editoriali, e sviluppa progetti educativi.
La prima edizione di NEXT Festival di Bratislava risale al 2000. Oggi NEXT è uno dei festival più interessanti della scena musicale mitteleuropea (se così si voglia definire) e non solo. Tra gli artisti che si sono esibiti nell’ultima edizione figurano Valentina Magaletti, Mariam Rezaei, Isaiah Hull, DJ Spinn, oltre a una nutrita sezione talk (che ha visto la partecipazione di Kode9, tra gli altri) e una collaborazione con il famigerato centro di ricerca musicale parigino Ina GRM per una prima nazionale dell’Acousmonium. Slàvo Krekovič è il direttore artistico di NEXT ormai da un quarto di secolo. L’abbiamo raggiunto da A4, dove si sono svolti la maggior parte degli eventi. Siamo stati accolti dal bar del locale, quando il festival si era concluso da poche ore (neanche il tempo di tirare il fiato!) con uno stupendo concerto per organo e coro di un musicista locale, Štefan Szabó, una delle più belle scoperte di questo viaggio.
Slavo Krekovic potrait photo by Csilla Nagy
Sul sito ufficiale di NEXT si può leggere che il “Main Organizer” del festival è Atrakt, mentre tra i partner figura A4, entrambe emanazioni di Krekovič (e altri). Abbiamo chiesto a Slavo di aiutarci a tirare i fili. “Allora: A4 è la rete che unisce quattro associazioni [quello che in Italia sarebbe una ‘associazione di secondo livello’, NdA], tra cui quella che ho fondato, Atrakt. A4 è anche il luogo che ne ospita le attività. È nata intorno al 2002, o 2003. Avevamo già organizzato il festival e anche alcuni concerti nei posti più svariati, perché non avevamo ancora una sede. Abbiamo conosciuto altre persone, per lo più artisti che gestivano organizzazioni dietro a progetti come festival di danza contemporanea, o opera contemporanea o teatro, o altre cose tipo new media art, e insieme abbiamo deciso di fare domanda a diverse istituzioni a diversi livelli (statale, comunale e distrettuale) per richiedere insieme uno spazio”.
Oggi NEXT è uno dei festival più interessanti della scena musicale mitteleuropea (se così si voglia definire) e non solo
Per un paio d’anni la neonata A4 non è riuscita a trovare una sponda politica. “Poi ci fu un avvicendamento al Ministero della Cultura, alcune persone si dimostrarono più aperte alle nostre idee, e riuscimmo a raggiungere un accordo: saltò fuori uno spazio vuoto, che apparteneva a un'istituzione statale nel centro della città. Era uno spazio del Centro Nazionale per l'Educazione Pubblica, un’istituzione che esiste ancora oggi. Siamo riusciti a ottenere un accordo che ci consentiva di gestire gratuitamente una parte dello spazio e di organizzare alcuni eventi… Il problema era che anche questo Centro Nazionale organizzava eventi nello stesso spazio, e avevano un'idea diversa di cultura, per lo più tradizionale o per un pubblico più ampio ecco, per persone anziane. Era molto diverso dall'arte contemporanea, come puoi immaginare. Quindi iniziò a esserci una certa tensione, e questa loro resistenza alla nostra programmazione divenne sempre più evidente, fino a quando ottenemmo un contratto che veniva sempre prorogato per determinati periodi”. Non così diversamente da quanto ci raccontava Martin Bricelj Baraga, uno dei fondatori del Sonica di Lubljana, la Città di Bratislava non ha dimostrato particolare interesse per quanto riguardava le sorti dell’associazione. La soluzione è arrivata da piani più alti. “Esatto, la Città non mosse un dito. Lo Stato invece, così come il Ministero all'epoca, erano disponibili e stavano anzi cercando di trasformare l'intero edificio in qualcosa che alla fine sarebbe diventato una sorta di Kunsthalle per l'arte contemporanea. Avevano questa idea, ma non si è concretizzata per 15 anni. Poi è successo, ma questa è un'altra storia. Siamo riusciti a creare qualcosa che abbiamo chiamato Spazio per la Cultura Contemporanea. Era il 2004 e organizzavamo una decina di eventi al mese, e il resto era qualcosa che veniva dal Centro Nazionale. Dopo alcuni mesi finalmente abbiamo ottenuto il contratto che ci permetteva di utilizzare lo spazio esclusivamente per le nostre attività. E siamo rimasti lì come quartier generale fino al 2012”.
Glitch Tonic Meetups photo by Amélie Pret
Lo spazio resta sempre la questione centrale di ogni associazione o gruppo, nonostante i decenni e i contesti in continua evoluzione. Anche quando lo spazio si manifesta attraverso una collaborazione con le amministrazioni locali, anzi soprattutto in quei casi, il senso di precarietà rischia di contaminare lo sviluppo organico della progettualità. “In quegli anni ci sono sempre state tensioni a livello ministeriale, e idee diverse intorno al destino dell’edificio… in parole povere, hanno cercato di cacciarci più di una volta. Abbiamo sempre sostenuto che ci dovessero essere delle regole, per esempio una competizione trasparente, in modo da concedere all’eventuale vincitore lo spazio per cinque anni. Alla fine è successo, ma si è trattato di una gara truccata. Non venimmo selezionati. Ci furono delle proteste, sai?”
Anche quando lo spazio si manifesta attraverso una collaborazione con le amministrazioni locali, anzi soprattutto in quei casi, il senso di precarietà rischia di contaminare lo sviluppo organico della progettualità
Non è sempre facile, in questo scambio tra associazioni e cittadini, capire quanto e come le persone siano dalla tua parte. Nel caso di A4 si è verificata una di quelle rare occasioni che permettono di raccogliere quello che si è seminato nel pubblico. “La gente era davvero arrabbiata, perché per otto anni il nostro era stato uno spazio di indubbia utilità e importanza, e di grande successo. È difficile dirti con precisione da chi fosse formata quella protesta, c’erano studenti, ma anche gente che non c’entrava niente con il settore e che amava la nostra programmazione…e poi sì, c’erano degli operatori culturali, insomma, era una comunità mista”. È il 2012 e A4 si trova costretta a trovarsi un’altra sede. “Il bello è che l'altro progetto era così pessimo che alla fine venne pure cancellato, e lo spazio venne restituito allo Stato. Con un po’ di fatica riuscimmo a trovare un altro spazio, che alla fine è quello in cui stiamo chiacchierando”.
A4 We protect Culture Campain 2025
Per mettere in piedi un festival come NEXT ci vogliono una decina di persone a coprire tutte le aree necessarie: produzione, direzione artistica, tecnica e amministrativa, social media, pubbliche relazioni. Il festival è l’attività principale, ma durante l’anno la squadra si divide su altri progetti. “Non ci sono abbastanza soldi per assumere personale. Inoltre le persone lavorano ad altri festival, a volte diventa complicato… perché magari si occupano delle pubbliche relazioni per altri festival, o della produzione, o altro. Considera che all’inizio, quasi trent’anni fa, eravamo un gruppetto di studenti di musicologia e non avevamo la minima idea di quale pubblico potesse esistere per la musica che ci interessava. Ovviamente non c’erano i social network o cose simili”. Era complicato anche farsi un’idea di quanto ampia fosse la scena, quanto vasta la rete, questioni che internet ha apparentemente semplificato. “All’inizio ai concerti veniva una trentina di persone, non molte di più. Poi ci siamo accorti che stavano crescendo delle nuove generazioni, come dire, native, abituate a una certa musica. Ormai si sono avvicendate un paio di generazioni, anche tre direi, la scena è cresciuta. Non di rado mettevo insieme delle liste di album, o comunque di musica prodotta in Slovacchia e le pubblicavo online. Ho anche creato un database di tutti i progetti musicali considerati sperimentali, anche solo per mostrare che ci sono circa 120 progetti in Slovacchia considerati ‘sperimentali’. Ti parlo di centinaia di registrazioni all’anno, e il nostro è un paese molto piccolo. Eravamo molto orgogliosi di vedere quanto movimento ci fosse nella scena, non poteva più essere ignorato. Per me è una questione politica.”.
All’inizio ai concerti veniva una trentina di persone. Poi ci siamo accorti che stavano crescendo delle nuove generazioni, abituate a una certa musica. Ormai si sono avvicendate un paio di generazioni, anche tre direi, la scena è cresciuta
Come nel caso di MoTA e della sua anima Martin Baraga, anche per Krekovič la collaborazione con altre realtà europee è fondamentale. È l’unico modo per andare oltre i pregi e i limiti della rete locale, per mettersi in discussione e svilupparsi verso direzioni anche impreviste. “Abbiamo iniziato collaborando con altri festival, ad esempio UH Fest a Budapest e con amici di Vienna. Avevamo anche legami con organizzatori in Repubblica Ceca, a Brno e a Praga, e anche in Polonia. Abbiamo collaborato con l'Audio Art Festival di Cracovia e abbiamo cercato di ottenere alcune sovvenzioni locali per coprire le spese di viaggio degli artisti slovacchi che avrebbero dovuto partecipare ad altri festival. Insomma, non lo fai solo per te, capisci? Comunque negli anni è cambiato tutto, i finanziamenti europei sono sempre più difficili da ottenere. C’è una concorrenza enorme, le domande sono raddoppiate”.
Theatre SkRAT Mono photo by Hugo Bordas
NEXT è un festival che per sopravvivere, com’è naturale, è in continua evoluzione. “In effetti sta prendendo piede l’offerta club, una cosa che prima non facevamo molto, o almeno non all'inizio… Penso che sia importante per attirare un nuovo pubblico. Poi cerchiamo di combinare i maestri, i grandi compositori o i grandi nomi dell'avanguardia, come Morton Subotnick [nato nel 1933, ndA] a pionieri di altri campi, figure leggendarie come può esserlo DJ Spinn per la footwork, e fargli condividere i palchi con artisti giovani, giovanissimi. Per me è importante creare, in qualche modo, un collegamento tra le generazioni”.
Al festival arrivano artisti provenienti dai contesti più diversi, dalla scena club o dalla musica contemporanea, artisti sperimentali e meno. Ognuno con il suo pubblico di ossessionati, ognuno perfettamente ignorato dal resto del pubblico. Come ogni buon festival, NEXT è un’esperienza di conoscenza trasformativa.
Cerchiamo di combinare i maestri, i grandi compositori o i grandi nomi dell'avanguardia, come Morton Subotnick a pionieri di altri campi, figure leggendarie come può esserlo DJ Spinn per la footwork, e fargli condividere i palchi con artisti giovani, giovanissimi
Ma Bratislava e la Slovacchia intera stanno attraversando anni complicati, e fare cultura, specialmente dal basso, sta diventando sempre più difficile. Oltre a qualche raro intervento della Galleria Nazionale, ci spiega Krekovič, nel paese non c’è nessuna istituzione che si occupi d’arte contemporanea. “La Kunsthalle [un centro per l’arte contemporanea, ndA] era rinata grazie a una forte pressione da parte della comunità artistica, una pressione enorme… A essere precisi non era nemmeno una nuova istituzione, dal punto di vista ufficiale – faceva riferimento al Centro Nazionale, che è una struttura molto tradizionale. La Kunsthalle era parecchio progressista, era una vera istituzione di arte contemporanea capace di ospitare molte grandi mostre. Ma poi con il nuovo governo, salito al potere nell’autunno del 2023, è finito tutto”. Dal gennaio del 2024 le attività della Kunsthalle sono state sospese. Il profilo Instagram ufficiale recita Without any program until further notice, nessun programma fino a data da destinarsi.
NEXT Festival 2025 Saint Abdullah, Eomac & Rebecca Salvadori photo by Simon Luptak
“Il Ministro della Cultura sta davvero cercando di sopprimere tutte le arti contemporanee. Hanno licenziato il direttore del Kunstverein con delle false accuse. Ora gli spazi espositivi sono vuoti, se passi puoi dare un’occhiata all'edificio. È tutto fermo e nessuno sa cosa succederà. E lo stesso è successo alla Galleria Nazionale e al Museo Nazionale, dove a decidere ci sono delle nomine ad personam al posto dei comitati di esperti: deliberano come un consiglio di amministrazione assolutamente incompetente. Questo succede quando sale un governo di estrema destra, direi fascista. Non hanno la minima idea di cosa fare. Non fanno nemmeno le loro cose, il loro programma culturale intendo, perché non sanno cosa fare. Hanno semplicemente distrutto quello che c’era prima”. In questo scenario, A4 resiste.
Foto di copertina di Daniel Vadas, A4 Entrance