Dal Quarticciolo a Tor Bella Monaca fino a Porto Fluviale: operatori sociali, fondazioni, amministratori e studiosi a confronto su come il potere si trasforma nei territori, su come il conflitto possa diventare una leva di cambiamento e su come le alleanze siano oggi strumenti indispensabili per ricostruire diritti e fiducia. A Roma, la prima tappa del tour “Parole di partecipazione attiva”, promosso da Fondazione Compagnia di San Paolo in collaborazione con cheFare, ha fatto emergere lo spazio urbano come luogo di sperimentazione di nuove forme di welfare. Il viaggio continua il 12 febbraio a Venezia e il 24 febbraio a Reggio Calabria.
«Non basta dire partecipazione, bisogna aggiungere un aggettivo e farla diventare attiva». Lo aveva detto Matteo Bagnasco, responsabile Obiettivo Cultura della Fondazione Compagnia di San Paolo alla vigilia della pubblicazione di un libro di poco più di 100 pagine, in formato tascabile ma con lo sguardo di un’enciclopedia ragionata. Si chiama (non a caso) Parole di partecipazione attiva e da ieri mattina è in viaggio. Realizzato dalla Fondazione in collaborazione con l’agenzia per la trasformazione culturale cheFare, ha raggiunto Roma e la sede dell’Acri nella prima di tre città in cui ha deciso di portare e prendere parole, inseguendo quell’aggettivo, attiva, che può diventare subito azione, o meglio, attivazione.