Diecimila euro circa. È stata questa la cifra spesa da un cliente misterioso alla storica libreria Hoepli di Milano lo scorso 22 agosto per acquistare 212 libri di storia, arte, politica, moda e design e molto altro: dal catalogo ragionato dell’artista Carol Rama, passando per "Bruce Springsteen & The E Street Band" di Lynn Goldsmith, un libro di 364 pagine edito da Taschen del valore di 600 euro, a "Bulgari – Beyond time” di Assouline, il primo volume dedicato alle straordinarie creazioni di orologeria di Bulgari.
Tutti i libri presenti nella imponente vetrina entrando a destra. Cinque metri per tre, per un totale di 15 metri quadrati di libri. Il cliente ha letteralmente svuotato la vetrina così com'era, comprando tutti i libri che erano lì. Solo quelli, senza alcuna sostituzione. I librai hanno riempito 50 borse di tela, il cliente ha poi chiamato un taxi e se n'è andato. Al posto dei volumi è comparso un cartello: “Venduti tutti i libri esposti, vetrina in allestimento”. Uno schiaffo in faccia ai passanti privati dello spettacolo abituale, perché le vetrine della Hoepli sono davvero bellissime.
Sembra la scena di un film. Appena accaduto la stampa si è accesa intorno a questo gesto curioso e i commenti sui social sono stati tanti, alcuni anche negativi - avrà comprato quei libri solo per arredare, è un parvenu - come accade quando parte un tam tam che non serve a capire in profondità le cose. È questo l'inizio di un fenomeno molto interessante che nell'arco di soli tre mesi – al momento in cui sto scrivendo – è arrivato a coinvolgere 30 librerie in tutta Italia in modo assolutamente spontaneo e del tutto eterogeneo.
Ne voglio ripercorrere qui la storia come in una sorta di etnografia e lo faccio grazie all'aiuto di una straordinaria compagna di viaggio, Daniela Nicolò, – che di questo fenomeno è diventata quasi inconsapevolmente più che la protagonista la "piattaforma abilitante" – e grazie a tante conversazioni con altri protagonisti che incontreremo in questa microstoria. È stata proprio Daniela – milanese, classe 1967, redattrice di testi scolastici e universitari – la seconda "svuotatrice", una decina di giorni dopo e con il suo gesto ha fatto un passo decisivo: ha trasformato lo svuotamento della vetrina della Hoepli da scena di un film, ovvero da gesto curioso ed estemporaneo, a inizio di una catena virtuosa di azioni positive e trasformative, innesco di un effetto domino, di un ciclo di ispirazione reciproca. Il secondo anello della catena è sempre più importante del primo, perché – come è avvenuto in questo caso – non solo conferma la validità dell'azione iniziale, ma innesca un effetto di amplificazione che trasforma un gesto isolato in un movimento collettivo.
È un sogno, non è marketing.
Da qui parte la marcia inesorabile degli svuotatori
Daniela ha scelto la piccola libreria di una giovane libraia, i Baffi in Via Lepontina a Milano, con una vetrina meno imponente della prima e più adatta alle sue tasche e proprio incoraggiata dalla giovane libraia Celia Manzi, senza avere mai posseduto un profilo sui social – e neanche una televisione a casa, se la dobbiamo dire tutta – si lascia fotografare accanto alla vetrina svuotata e sollecitata da alcuni amici apre una pagina Instagram che chiama "Svuota la vetrina" (#Svuota_la_vetrina) con l'obiettivo di valorizzare quella che ha ritenuto da subito una vera e propria azione di resistenza culturale.
Questo è l'elemento che ha colto nel gesto del primo svuotatore di vetrine e come contagiata l'ha voluto replicare. "Quando ho letto sul Corriere che un misterioso cliente aveva svuotato un’intera vetrina della libreria Hoepli, ho pensato – dice Daniela – Che meraviglia assoluta! Poi ho fantasticato su quanto sarebbe stato bello poter copiare quella persona. E alla fine ho deciso che, sì, volevo davvero fare come lei: entrare in una libreria e comprare tutti i volumi della vetrina. E l’ho fatto, l’ho imitata. Ho svuotato la vetrina di una libreria.
Ho svuotato la vetrina perché le librerie vanno aiutate e perché in Italia si legge pochissimo, ma i lettori non possono aumentare se le librerie chiudono. Ora spero che tantissime persone decidano di imitare il misterioso cliente della Hoepli. Spero che i gruppi di lettura svuotino le vetrine della propria libreria di riferimento, che le imprese facciano beneficenza comprando libri per l’infanzia e regalandoli agli asili, che vip, influencer e celebrity si accapiglino per svuotare le vetrine immortalandosi fra cataste di libri. Fantastico di girare per le città del mondo e vedere le vetrine delle librerie tutte vuote. E sogno persino che qualcuno decida di surclassare il cliente della Hoepli e inizi a svuotare anche gli scaffali".
È un sogno non è marketing. Da qui parte la marcia inesorabile degli svuotatori. Il 20 settembre viene svuotata la vetrina della libreria Antigone di Milano specializzata in studi di genere, femminismi, arte e teorie queer. "Svuotare la vetrina dell'unica libreria Lgbtqia+ di Milano è stato un atto di militanza culturale e sociale. Un gesto simbolico importante" raccontano gli svuotatori.
Il libraio Mauro Muscio mi racconta che anche in questo caso ha dominato la fiducia nella scelta dei librai rispetto alla selezione fatta per la vetrina. Nella nostra conversazione emergono tanti temi che vanno ben oltre l'aiuto economico alla singola libreria: la sottovalutazione della lettura in Italia; l'identità delle librerie indipendenti; l'accessibilità e il prezzo della cultura. Due giorni dopo è la volta della libreria Libooks a Cantù nel giorno del suo nono compleanno: un signore che vuole rimanere anonimo acquista 54 libri per regalarli ai clienti della libreria che parteciperanno a un evento per festeggiarne il compleanno.
Poi a fine settembre cominciano gli spoiler: "a Milano una vetrina sta per essere svuotata!" e l'attenzione della stampa cresce ancora e accompagna la diffusione del fenomeno mentre Daniela – assolutamente senza alcun tipo di guadagno, lo voglio sottolineare – continua a seguirlo e valorizzarlo, rilasciando interviste, disponibile a essere il collettore di quello che a questo punto non faccio fatica a chiamare movimento. Un movimento si può definire, infatti, come un comportamento collettivo spontaneo o organizzato che si fonda sulla comune adesione a certi principi o idee ed ha per scopo di affermarli modificando preesistenti realtà, costumi, atteggiamenti, credenze, organizzazioni istituzionali. Gli ingredienti qui ci sono tutti. Ma andiamo avanti.
Il 2 ottobre è un gruppo di lettura di ventuno persone a svuotare la quinta vetrina, quella della libreria Alaska in zona Affori, sempre a Milano. È la prima volta di un gruppo. E poi quattro giorni dopo è la volta della libreria La fonderia a Osimo, in provincia di Ancona. La settima vetrina è quella di LibriSottoCasa di Luca Santini, presidente delle librerie indipendenti di Milano, che da undici anni porta in giro per la città la sua libreria itinerante allestita su una bicicletta, consegnando libri a domicilio e partecipando a eventi culturali. La svuotatrice in questo caso è una nonna che vuole rimanere anonima e che ha deciso di comprare per il suo nipotino tutti i titoli esposti nella piccolissima teca in plexiglass, trenta centimetri per dieci. Siamo a metà ottobre e ad essere svuotata è la libreria Wojtek di Pomigliano d'Arco anche questa da un gruppo di lettura molto affiatato nato nel 2018 in concomitanza con la nascita della libreria. Un gruppo interessante che si riunisce una volta alla settimana per stare tutti al passo, affinché nella lettura tutti seguano lo stesso ritmo e nessuno resti indietro.
Flora, che partecipa al gruppo di lettura, mi restituisce il senso della iniziativa per loro: accendere i riflettori sulla esigenza di riconoscere alle librerie il ruolo straordinario che hanno come motore di aggregazione sociale. "Ognuno di noi ha una sua 'tana', un luogo in cui rifugiarsi ma anche incontrare gli altri. Nel mondo frenetico, effimero e virtuale che abitiamo la libreria è quel luogo di aggregazione e di confronto – di resistenza, direbbero alcuni – un presidio locale e sociale attorno a cui creare comunità".
Le librerie indipendenti che rendono vivi i quartieri e spesso sono un punto di riferimento per le famiglie sono 3.706 nel nostro Paese, stando agli ultimi dati, e offrono lavoro a 11.000 addetti ma stanno facendo una gran fatica a stare sul mercato, soprattutto nelle grandi città dove il mercato immobiliare come sappiamo sta dando segnali di follia. Va tenuto a mente per interpretare correttamente questo fenomeno. Andiamo avanti: la vetrina della Libreria Cartoleria Gori di Prato è la nona e sempre da un gruppo ma questa volta sono una decina di insegnanti che vedono in questo gesto l'inizio di un percorso. A questo punto, e non siamo neanche a un terzo della storia, a Daniela cominciano ad arrivare richieste di istruzioni per l'uso. Tanti si appassionano, vogliono capire come si fa, come si può aderire al "progetto", se ci sono librerie convenzionate. Si comincia a capire – spero – che lungi dall'essere una moda "Svuota la vetrina" è una vera e propria azione di resistenza culturale, come Daniela ha subito capito, che ha l'obiettivo di rivendicare il potere della lettura e di sostenere economicamente i librai e, dunque, in generale tutta la filiera.
Una vetrina vuota è un simbolo, un invito a riflettere sull’importanza della lettura. Ma il punto è che qui non c'è (ancora) nessun progetto. La vetrina della libreria Laterza di Bari il 9 novembre è la decima a essere stata svuotata da un’appassionata lettrice che desidera restare anonima. A distanza di quattro giorni è la volta della libreria Punta alla luna di Milano con una connessione interessante alla campagna di promozione della lettura Ioleggoperchè dell'AIE che da anni lavora per promuovere la lettura fornendo un aiuto concreto per arricchire le biblioteche scolastiche: oltre due milioni di libri nuovi arricchiscono oggi grazie a questa campagna il patrimonio librario delle biblioteche scolastiche di tutta Italia.
La campagna ci permette di ricordare un concetto chiave di questa vicenda che però fino ad ora non mi pare sia stato evocato da nessuna comunicazione o narrazione della vicenda: la lettura è da considerarsi tra i determinanti sociali della salute e così in generale le infrastrutture del libro. Cosa si intende? Che tra le condizioni che incidono sulla qualità della vita delle persone ci sono anche le opportunità per leggere. Il fenomeno che stiamo analizzando va letto in questa cornice per assumere il senso profondo che ha. Comunque, a entrare nella libreria Punta alla luna e a svuotare la vetrina interamente dedicata ad albi e libri per l’infanzia, circa 150 libri, è una misteriosa cliente che acquista tutti i libri donandoli alle scuole. L'AIE si aggancia e lancia la campagna #svuotaunavetrinaperunascuola e così parte un movimento nel movimento: nella settimana dedicata a Ioleggoperchè (dal 9 al 17 novembre) vengono svuotate le vetrine di tante librerie per valorizzare e rafforzare le biblioteche scolastiche.
È un bellissimo cortocircuito: la prima volta del Piemonte con la vetrina della libreria Evolvo di Gravellona Toce; quella della storica Libreria delle ragazze e dei ragazzi di via Tadino a Milano; la vetrina della libreria Saremo Alberi a Salerno; poi la Piccola Ghianda a Roma svuotata da genitori e insegnanti della scuola Piccolo Uomo; la libreria Tempolento di Marostica; la Mondadori di Nola in provincia di Napoli; e poi Semina Storie a Mapello in provincia di Bergamo. Qui un’appassionata di albi illustrati dona i libri a una piccola scuola dell’infanzia ai piedi delle montagne: la scuola di Selino Basso a Sant’Omobono in Valle Imagna. Anche la vetrina della libreria Blume a Fucecchio in provincia di Firenze viene svuotata con la stessa logica. Questa merita una piccola pausa: la donatrice Rossella Costante – non l'ho intervistata, ho letto di lei altrove – ha colto l'occasione per realizzare un suo sogno: donare libri alle biblioteche scolastiche del suo paese restituendo alla sua comunità quel che aveva ricevuto in gettoni di presenza durante la sua esperienza da consigliera comunale negli anni 2019-2024 sotto forma di libri, pensando "a tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che attraverso le pagine di uno di quei libri potranno fantasticare, crescere, imparare, sognare e magari costruire un mondo migliore".
Il 17 novembre nasce a Napoli l'iniziativa "svuota edicola" lanciata da Giuliana Palumbo ispirata dal successo di "Svuota la vetrina" per contrastare la crisi pesantissima delle edicole e della carta stampata. La state vedendo la rete che si è creata? Privati cittadini, insegnanti, gruppi di lettura, associazioni decidono di supportare i librai e in generale il sistema del libro trasformando un gesto normale – l'acquisto un libro – in qualcosa di eclatante – un acquisto massiccio e ben visibile – che produce un vuoto che stona, che provoca, che interroga e sollecita. Svuotare la vetrina di una libreria è un gesto che significa diverse cose insieme: significa fiducia, perché nello svuotare una vetrina i libri si lasciano scegliere al libraio, riabilitando il suo ruolo di mediatore culturale. Come è stato messo in evidenza da tanti la vetrina è la carta d’identità di un libraio, il frutto di anni di letture; è un gesto che significa generosità, perché in molti casi i libri acquistati sono stati donati nella logica di portare le storie dove di solito arrivano a stento; è un gesto che significa impegno civile perché tutti i partecipanti a questa iniziativa hanno voluto ribadire l'importanza della lettura e della conoscenza per lo sviluppo umano. "Se non lo dicono le istituzioni lo diciamo noi, se non è un tema al centro dell'agenda politica del nostro paese lo vogliamo gridare noi al mondo". dicono. Senza voler necessariamente evocare la teoria del capitale sociale di Bourdieu, è chiaro che Daniela, attraverso la sua pagina Instagram, ha giocato un ruolo fondamentale nell'attivare una rete di relazioni basata sulla fiducia, capace di generare valore sociale e stimolare un circolo virtuoso di collaborazione e scambio reciproco.
Proseguiamo ancora un attimo con la nostra storia: i primi di dicembre per la prima volta una stessa vetrina viene svuotata due volte in una settimana. È la libreria Libro Più di Genova che è stata oggetto dello svuotamento prima da parte dell'Istituto Comprensivo Pontedecimo e poi da parte di un gruppo di amiche e amici che ha replicato l'impresa non volendo essere da meno. Subito dopo viene svuotata la vetrina della libreria Baak di Bologna da bambine, bambini, genitori e insegnanti dell'Istituto Comprensivo 17 Guidi Gandino per valorizzare la propria biblioteca scolastica. Il fatto era stato anticipato un mese prima sulla Repubblica di Bologna e nelle stesse vetrine della libreria come una specie di flashmob. Marianna Ferrara, insegnante che si sta occupando di ricostruire la biblioteca scolastica dell'Istituto, è stata il motore di questa iniziativa.
Ne ha parlato con la sua dirigente scolastica e così ha coinvolto la scuola, il comitato dei genitori, scegliendo la libreria Baak, gestita da giovanissimi librai e aperta da poco più di un anno. "C'è un desiderio profondo di riconoscersi e di dichiarasti al mondo lettori – mi dice – ma c'è anche molto bisogno di far scoprire il piacere che i libri producono". Segue la libreria Holt di Savignano sul Rubicone in provincia di Forlì-Cesena che ha il suo momento il 7 dicembre anche qui complice un gruppo di amiche e amici. E poi è la volta della vetrina della libreria Verso in Porta Ticinese a Milano, con l'acquisto di una selezione di una cinquantina di libri molto particolare – da riviste a titoli internazionali in lingua, passando per novità indipendenti – e della Giratempo di Nerviano, in provincia di Milano, la cui vetrina è stata svuotata da una classe della scuola elementare Carducci di Cerro Maggiore.
È quasi la vigilia di Natale e viene svuotata la vetrina della libreria La Balena di via Cesare Correnti a Milano da un gruppo di consulenti finanziari che decide di donare tutti i volumi – più di 50 volumi illustrati – all'Ospedale dei bambini Buzzi. I volumi sono stati raccolti da due operatrici dell'associazione OMB, il cui scopo è stare accanto alle donne, ai bambini e alle famiglie che si rivolgono all’Ospedale Buzzi, accompagnandoli verso una cura più serena. Negli stessi giorni la vetrina della libreria Scamamù nel quartiere Dergano viene svuotata dai bambini della classe 2C della scuola primaria Giacomo Leopardi in Bovisa. È il loro regalo di Natale. Qui avviene un salto, lo "svuotamento" fatto dai bambini in prima persona è un messaggio bellissimo e segna l'inizio del progetto "Gita in libreria. Svuota la vetrina per il book club di classe".
Non è bellissima questa capacità di far vivere i libri?
Mi dice Francesca Rendano, una delle libraie, che con le sue colleghe Elena Fasoli e Margherita Oggioni vogliono restituire a questa esperienza un valore diverso. Lo schema è più o meno questo: l'insegnante comunica alla libreria un tema che sarà affrontato durante l'anno; le libraie preparano la vetrina con una selezione di libri dedicati; la classe va in libreria e i bambini e le bambine in prima persona svuotano la vetrina che li attende con tanto di messaggio dedicato attribuendo a questo gesto un significato preciso; i libri scelti, che diventano la base di una bibliotechina di classe, vengono presentati dalle libraie in un laboratorio che prevede la presentazione delle case editrici, degli autori e delle autrici, la lettura ad alta voce di alcuni passaggi dei libri; i bambini e le bambine ricevono ciascuno il suo libro che contiene un piccolo taccuino in cui appuntare l'emozione che la lettura ha suscitato; e poi comincia il bookcrossing che produce alla fine non solo la lettura di tutti i libri da parte di tutte le bambine e i bambini ma anche la condivisione delle proprie emozioni. Non è bellissima questa capacità di far vivere i libri?
Questa collaborazione tra libreria e scuola, insegnanti e libraie e giovani lettori e lettrici che si affidano alle scelte delle libraie mediatrici che a partire dalla propria conoscenza speciale del panorama editoriale anche e soprattutto indipendente costruiscono percorsi di lettura ad hoc, occasioni di dialogo e relazioni? Ma andiamo avanti. Siamo sempre la vigilia di Natale quando avviene uno svuotamento che segna un passaggio importante: per la prima volta una azienda aderisce al movimento mettendo in evidenza la responsabilità sociale che le attività imprenditoriali devono al nostro Paese.
Paola Mazza, CEO di Radio Bakery – una agenzia di comunicazione di Riccione – racconta il senso dello svuotamento della Libreria riminese: “Siamo entusiasti di essere i primi a portare questa bellissima iniziativa nel nostro territorio. Crediamo fortemente nel potere della lettura e vogliamo dare il nostro contributo per far sì che le librerie indipendenti possano continuare a essere un punto di riferimento per tutti coloro che amano i libri". La trentesima vetrina viene svuotata dalle studentesse e dagli studenti delle classi VB e VC del Liceo Classico "V. Lilla" di Francavilla Fontana in provincia di Brindisi. Per la prima volta una classe delle scuole superiori aderisce all'iniziativa: "sono arrivati e con una scaletta hanno svuotato completamente la vetrina della Mondadori Bookstore", dice il libraio Comincio Attanasi. Anche in questo caso, emerge l'importanza dello spazio fisico e l'idea che la libreria possa essere vista come un'opportunità di incontro e aggregazione sociale.
Questo si manifesta concretamente, come racconta: "La scuola dista pochi metri dalla libreria, che diventa abitualmente un luogo di ritrovo per ragazzi e ragazze". Insomma per fare due conti: dal 22 agosto al 31 dicembre sono trenta le vetrine svuotate e tanti i progetti emersi a partire da queste: tredici in Lombardia, una in Veneto, due in Toscana, tre in Campania, una nel Lazio, due in Puglia, una in Liguria per due volte, una in Piemonte, tre in Emilia Romagna, una nelle Marche, una in Sardegna. Una geografia del tutto casuale. Ho raccontato pian piano le piccole storie soffermandomi su qualche dettaglio – non sugli aspetti economici, per delicatezza – per valorizzare la spontaneità dell'iniziativa e l'effetto domino inatteso che ha provocato. Come abbiamo visto il movimento lascia estrema liberta e vuole sottolineare che la lettura è un gesto individuale ma anche che le sue conseguenze sono collettive.
Concludo riportando alcune riflessioni che con Daniela abbiamo condiviso in questi mesi, complice unicamente una intesa di pensieri e visioni, che è la stessa che si è generata con tutti le protagoniste e i protagonisti di questa storia, per sottolineare due cose: la prima è la rete che si è appena creata, la seconda è dove questa rete può arrivare. Ho voluto in questa piccola narrazione sottolineare non tanto le singole iniziative ma le connessioni e le germinazioni che hanno determinato una evoluzione del movimento in tre livelli. Un primo livello è stato quello che ha caratterizzato i primi svuotamenti e che ha coinvolto i singoli, i privati cittadini, mossi come Daniela da una sensibilità personale che è stata chiamata all'appello dal gesto dirompente iniziale dalla grande forza emotiva e simbolica. Poi si è acceso un secondo livello che è quello dei gruppi – gruppi di lettura, gruppi di insegnanti, classi di ogni ordine e grado – che si sono riconosciuti in una idea dal sapore comunitario che si sposava con un senso di aggregazione e di spirito di gruppo preesistente. Infine il terzo livello è quello caratterizzato da una maggiore complessità e che potrebbe vedere il coinvolgimento di attori con un potere economico ben diverso.
Sin dall'inizio con Daniela abbiamo pensato che potesse essere un una sorta di punto di arrivo del movimento: le aziende che svuotano le vetrine, che fanno un investimento economico importante, valorizzando il ruolo della lettura come motore di progresso economico e sviluppo umano, e che rendono i libri accessibili dove di solito non lo sono, in aree economicamente fragili, in contesti svantaggiati o di siccità culturale. Il sogno non ha a che vedere con il mecenatismo, con la beneficenza ma con la responsabilità sociale, una filosofia che va oltre il semplice profitto, promuovendo il bene comune e lo sviluppo sostenibile. In questo caso attraverso i libri e la lettura.
Le vetrine delle librerie vuote sono un richiamo al potere trasformativo della lettura e alla responsabilità che tutti noi abbiamo di preservare le librerie come infrastrutture per lo sviluppo umano. Mentre sto scrivendo il contagio è arrivato in Spagna complice anche una bellissima riflessione uscita da qualche giorno su El Pais: sta partendo ¡Vacía el escaparate de tu librería!. Vedremo dove potrà arrivare.
Foto di Shayan Eskandari su Unsplash